QUANDO SUONO

Quando suono Insight comincio a guardarmi dentro. e indietro. a pensare ai pomeriggi piovosi dei miei diciotto anni. alle insegne luminose verdi delle farmacie di turno. alla sfumatura alta con ciuffo sugli occhi. con venticinquemila lire passavo un bel pomeriggio. eroina e l’ultimo numero di Frigidaire. quando suono They walked in line penso ai cappotti grigi spigati anni cinquanta. al grigio delle loro e delle nostre uniformi. all’estetica nazista. al fascino del perdente. no, non mi aspetto di essere capito. quando suono Shadowplay penso ad appuntamenti notturni. appuntamento. un concetto che sembra essersi perso. tanto ci si può sentire dopo, no? fammi uno squillo. fatti fottere. aspettando al centro della città, di notte. fumare su una Uno blu. con la quale mi sarei fracassato in autostrada. no, non c’erano ancora le stragi del sabato sera. la droga del momento era una scelta di vita, non un capriccio da fine settimana. quando suono New dawn fades. che dire? cambiare velocità, stile, scena. senza rimpianti. è quello che ho fatto, forse. non esattamente senza rimpianti. sperare in qualcosa in più. qualcosa, qualcuno. quando suono Disorder.

Playing 2

Playing 2 edit a è vero, è da una vita che aspetto una guida che mi prenda per la mano. sul concetto e la valenza dell’aspettare mi sono già espresso. next, please. quando suono The only mistake. l’unico errore. qualcuno è scappato via. un errore che ho commesso tante volte. scappare è sempre la soluzione più facile. è da una vita che scappo. qui e là. su e giù. a volte per un motivo, a volte senza. per il gusto di. capisco tutti coloro che scappano. sono comprensivo verso gli altri, una volta tanto. quando suono The kill. beh, lasciamo stare. quando suono Transmission io ti tocco da distante. ovunque sia. essere nello stesso posto, fuori dal tempo. un posto vero, porcodio, non uno dei tanto decantati cyberposti virtuali del duemila. a tempo debito ho adorato Gibson, Sterling e compagnia bella, lo confesso. ma ora basta. fonderò una cellula (neo)luddista. le iscrizioni sono aperte. Quando suono Isolation. penso ai miei pomeriggi chiuso in casa. ai giochi mentali e non che faccio per ammazzare il tempo. alle prese per il culo che mi faccio. se solo tu potessi vedere la bellezza. di ciò che non potrò mai descrivere. sarebbe quello il mio premio fortunato. Quando suono Twenty four hours. penso solo una cosa. che devo trovare il mio destino. prima che sia troppo tardi…

 Soundtrack: Me playing Joy Division
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2 commenti on “QUANDO SUONO”

  1. disorderpixie ha detto:

    beh, frigidaire: nichilismo e cinismo auto-lesionista duro e puro, piuttosto che squallida satira patinata e sempre identica a sè.

    estetica nazista: mirabile essenziale

    shadowplay: moti accelerati

    disorder: la mia personale follia

    the only mistake: uno stato d’animo

    transmission: la mia danza preferita

    isolation: l’immutabile punto d’osservazione, rispetto al mondo.

    gli angoli smussati non alterano l’essenza. condividere attraverso lo stesso linguaggio salva dal connaturato annichilimento del Sè.

    forse de-costruire è il primo passo per ri-edificare.

    in bocca al lupo!

  2. isi ha detto:

    mood & muisc.
    a volta il mondo è un fondo di thè.. la tazza ceramica opaca se ne stà lì e si hai la possibilità di gurdarci dentro, dall’alto, come farebbe Dio (esistesse). e suoni PLAY, tutto si accende, mentre Oltre miagola esopansivo nelle vene, mentre osservi dall’alto la tazza con il fondo di thè.
    music. always with us.
    isi.


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