IL DIVANO

stamattina, invece di tirarlo su e chiuderlo, ho lasciato aperto il mio divano letto rosso scuro. a volte mi perdo nella sua trama, a nido d’ape. immagino che ci sia una città. con degli omini che vanno avanti e indietro come formiche. mi immagino storie. in un palazzo c’è un omino nella sua stanza. è vestito di nero, magro e con i capelli gialli. anche lui sta disfando il letto per rifarlo per bene. tende le lenzuola, stende il primo plaid, poi il secondo, quello che gli piace di più. dopo colazione porta fuori il cane, torna e si rimette a letto. dovrebbe uscire a fare compere ma non ne ha voglia. nel pomeriggio dovrebbe andare a fare una lezione, ma disdice. telefona dicendo di essere stanco. loro non sanno di che stanchezza si tratti. oggi l’omino vuole stare in disparte, nella sua cameretta. come quando da piccolo aveva la febbre e leggeva pile di giornalini. enormi raccolte di vecchi fumetti Disney in bianco e nero. quando Gambadilegno aveva davvero la gamba di legno. l’omino legge. legge e pensa. pensa e guarda il vento. vuole stare da solo con i suoi ricordi, i suoi sogni. non vuole altro. non riesce a volere altro. vorrebbe altro, certo, ma non si può. pensa al suo primo viaggio da solo in Europa, a quindici anni. attraversando in treno la Germania, di notte. estasi di fronte ai paesaggi della Ruhr. luci arancioni, bluastre. dense, acri esalazioni di fumo grigio. postindustriali mostri di acciaio illuminato. pensa alla sua infanzia interrotta. alla prima volta che ascoltò i Sex Pistols. all’articolo su Rockerilla sulla morte di Ian Curtis. all’odore del Marquee, del 100 Club e di tutti i sublimi rifugi in cui si è ficcato in preda alla febbre del rock&roll. al suo primo chiodo. deve pensare a cose lontane, quelle che ormai sono così vaghe da assumere una consistenza onirica. se pensa alle cose belle vicine. se pensa alle cose belle vicine. se pensa alle cose belle vicine. sta male. meglio quelle lontane, almeno oggi. poi l’omino ascolta un po’ della sua adorata musica. anche lì ricordi, brividi, meditazioni. testi a memoria, giri di chitarra introversi. tutto scolpito. e quello che ha dentro lui non può di certo essere digitalizzato. almeno quello, maledizione. il tempo vola, è buio. tra poco mangerà e poi vedrà uno di quei film che ama vedere ad oltranza. film visti decine di volte. i film cambiano, non sono mai gli stessi. quasi nessuno si accorge di questa cosa. o la si intuisce o non si può spiegare. poi, piano piano, dopo avere fumato una cosa profumata dal sapore dolciastro, legge belle parole tristi e spegne la luce. e l’ora dei ricordi belli, quelli vicini. adesso può pensarci, ad occhi chiusi. poi, chissà con quale espressione in faccia, si addormenta.
quante cose succedono sul bracciolo di un divano.
 
 
Soundtrack: JOYDIVISION “Isolation”  
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12 commenti on “IL DIVANO”

  1. vyolae ha detto:

    post meraviglioso…e meravigliosa soundtrack…

  2. stellawasadiver ha detto:

    stessa colonna sonora….sara l’inverno…

  3. utente anonimo ha detto:

    magari con l’accento…
    ciao
    Stella

  4. splendora ha detto:

    chissà che quest’omino non abbia una vita parallela simile al proprietario del divano…però è bello così. immaginare che qualcuno faccia contemporaneamente le nostre stesse cose, dico.

  5. utente anonimo ha detto:

    Molto interessante come storia..bellissima isolation dei Joy Division!!!

  6. dressed2kill ha detto:

    Fa-Sol-Sol-Sol Fa-Sol-Sol-Sol Fa-Sol-Sol-Sol DO DO DO DO

    Fa-Sol-Sol-Sol Fa-Sol-Sol-Sol Fa-Sol-Sol-Sol do do do do

    M

  7. L3oLa ha detto:

    questo post è stupendo.

  8. Perlediyogurt ha detto:

    Bello…ogni tanto mi piace fare come l’omino, ma non è facile.

  9. PiangoMeStessa ha detto:

    Io ho Fame e ho freddo.
    Dì al tuo omino.
    Che.
    Cristosanto.
    Gli hanno cavato gli occhi.

  10. Dolcezza89 ha detto:

    che bello quello che scrivi…davvero. Torna presto a trovarmi, bacione


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