RICEVO UN REGALO

peccato che non possiate toccare, ora, questo delizioso oggetto. trattasi, per la precisione, del Creative Zen V. badate: il suo fascino, il suo carisma non giacciono certo in asettici dati tecnici quali capacità (2Gb) o sensibilità (112 dB ± 3 dB livello I/P:1 mW). queste ed altre utili ma noiose specifiche le troverete nell’allegato manuale. ciò che in esso non potrà mai essere descritto è ben altro. vi invito a passare il polpastrello dell’indice sulla zona centrale della superficie posteriore: un’esperienza ai limiti del mistico. la circolarità della movimento non potrà che indurre, nelle profondità del vostro ego, variegate sensazioni di rilassatezza e di infinito, così difficili da cogliere per noi umani del ventunesimo secolo, schiavi della vita quotidiana e delle dipendenze, chimiche e non, necessarie per sopravvivere alla sua frenetica superficialità. lasciatevi cullare, vi prego, dell’imbattibile senso di sicurezza indotto dallo scatto dell’interruttore di alimentazione che si sposta risoluto verso la discreta icona di blocco a forma di lucchetto. altro che yoga, altro che stronzate new age. spostatevi ora sul fianco destro. noterete un minuscolo puntino rosso, evocante il tasto “REC” degli antichi ed amati registratori analogici. ecco che in un attimo, come per magia, scaturisce dall’oggetto un flusso di memorie e nostalgia di cose perdute: il portare avanti il nastro dell’audiocassetta con una penna Bic (per evitare il rischio di saltare i primi secondi del disco che si andava a registrare), lo smontaggio con cacciavite del supporto quando il nastro si ribellava, la derisione delle mastodontiche e poco affidabili cassette C120, il cui uso provocava spesso seri danni agli ingranaggi dei riproduttori. ma adesso il fulcro, l’apice, l’impatto della visione frontale: dimenticate il bianco ospedaliero della mela smozzicata. qui siamo dinanzi al non-colore per eccellenza, il nero. osservandolo vengo assalito da un orgasmico intreccio di suoni, parole, immagini. la copertina di Unknown pleasures, gli occhiali di Lou Reed, le atmosfere della Kristof, il buio perenne di Eraserhead. e non mi fermerei mai. se non fosse per quell’ipnotico occhio verde acido che mi fissa, distraendomi dalle mie fantasie. un occhio dalla morbida pupilla con la quale trastullarsi per ore e ore. poi, dopo essermi specchiato nell’elegante display grigio antracite, ripongo l’oggetto nella sua morbida, confortevole pochette. non preoccupatevi di quanta autonomia disponga. almeno, io non lo faccio. mica c’è bisogno di accenderlo. si era capito, no?

Soundtrack: INTELLIGENCE “How to improve your hearing without listening”

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One Comment on “RICEVO UN REGALO”

  1. utente anonimo ha detto:

    Volevo lasciarti un commento, ma..devo restituire delle videocassette, Pat!


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