WHKY

ecco, i graffiti, teatro di vita. scalfitture, graffi, lacerazioni che gravano sui territori della morte, sulle superfici chiare e nette della metropoli, segni di rivolta e di liberazione. gocce colorate di un desiderio sotterraneo che cerca i suoi volumi nell’universo surreale, pieno di vuoto. chi utilizza un discorso poetico nella cruda e sublime cultura della strada. chi emerge nel mondo variegato dell’incomunicabilità totale con una voce limpida, pura, senza storia. chi nomina l’innominabile e per questa trasgressione va verso la vita sociale, violando il contesto programmato per la sua negazione…parole di latrine. ululati nella penombra di un desiderio castrato. sfoghi deliranti che cercano un occhio lubrico. escrementi sugli escrementi dei corpi. scritto che serve a scaricare mille tendenze frustrate. il linguaggio vomita il bisogno del bisogno. non per il desiderio. la strada urla. io, al momento, taccio ed osservo la massa desiderante e non.

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