DI MATTINA

… e le gocce e Radio Rai Parlamento e il portafoglio e la Xanax e le chiavi e il panino e la ricevuta e gli spiccioli e la lista della spesa e la ricetta e la richiesta e la raccolta differenziata e gli occhiali da sole  e la rotonda intasata  e la borsa e la nausea se, a volte, vado oltre con lo spazzolino e i soldi e la spazzatura  e il mio Sciroppo e la bolletta da portare giù e l’avviso della riunione di condominio e le chiavi che non trovo più e il dottore e il Sert e il portacenere e le piante grasse che vedo implodere sbirciando dalla fessura della portafinestra del mio bagno e gli sterili andirivieni e il traffico e il cornetto stopposo  e il sole che batte batte batte in testa sul viale della Libertà mentre a mia nonna sale sale il Talofen ed a me il metadone cloridrato e ascoltando in silenzio musica fumando in macchina e la borsa per la spesa e l’occasionale supposta di glicerina e le sigarette e le dannate dimenticanze che sopraggiungono quando apro il garage e l’ascensore che torna su e quel rumore, quella piccola scossa nei pressi del quarto piano (domani verifico), che tante volte ho avvertito……

Soundtrack: LA MONTE YOUNG  b flat dorian blues





MEINE ZIMMERDECKE


CONCORDO

Sono convinto che certe forze dell’ebbrezza possono sostenere profondamente la ragione e la sua lotta per la libertà.

(Walter Benjamin)


HOTEL ANGLETERRE

Fenster

 il respiro dell’hotel. Il sistema d’aerazione. regolare, profondo. quel ronzio. avrebbe potuto essere così rassicurante, simile a quello delle navi. che ora passano lente sotto di me. ma non lo è stato. anzi, a volte sì, a volte no. cerco solo di spiegare il Malessere, e la paura del Malessere. ma forse è meglio pensare e quindi narrare…. ancora il ronzio e le tante oblique finestre sul cortile. le doppie tende. La profonda speranza dell’autosuggestione, legata ad una mia ipotetica paranoia, infondata – sai, succede. Sorte che invece toccò alla speranza [?]. (muoversi, trasferirsi – è il punto cardine della disintossicazione da oppiacei). ancora le doppie tende, i portacenere, le cartine, le calze, i nostri vestiti. ma quando hai il Malessere sembra che tutti gli oggetti ti siano ostili o, quantomeno, indifferenti. come se volessero farti capire qualcosa. non vale la pena  toccarli, il loro uso non ti procurerà né piacere, né giovamento. al massimo una blanda sensazione benefica di scarsa intensità e breve durata. sentirsi vuoto, incapace di comunicare alcunché a chi ti sta devotamente, pazientemente accanto. il Malessere fagocita spietato anche, e prima di altre, quelle parti di te dedicate ad altri.

Soundtrack: Berlin U-Bahn


SAMSTAG.NACHMITTAG

sono circa le quindici. improvvisamente decido di dare una scossa al pomeriggio. mi sento realizzato, ho anche fatto due telefonate che rimandavo da giorni. comunque. cosa posso fare? andare a fare un giro in centro da solo. magari dare un’occhiata alle vetrine, già sapendo che non comprerò nulla. in libreria? non è il caso, per ora leggo lentamente e non sono mai del tutto sprovvisto di libri. intanto ne preparo una piccola. servirà senz’altro, in ogni caso. bene, esco. cerco di sentire qualcuno, per evitare di doverlo fare all’ultimo minuto nei prossimi giorni. chiamo qui, chiamo là. magari dopo, oppure il telefono è spento. non importa, esco. sono uno previdente, io. non bisogna mai farsi mancare certe cose. sì, vado in lavanderia. con fare da guardia carceraria impongo a mia nonna di consegnarmi gli indumenti che ritengo vadano lavati a secco. oppone poca resistenza, la faccenda dura poco. esco e sequestro un tappetino sospetto che provvedo a fare sparire. sono contento, andrò in lavanderia, devo anche portare la giacca che mi è arrivata l’altro giorno. mi sento soddisfatto, è una di quelle cose i cui tempi di procrastinazione rasentano l’eterno. poco traffico. un bel fresco secco. bene. finora. la rotonda, poi l’altra. il viale. comodo parcheggio in doppia fila. sono l’unico che mette le quattro frecce. non scorgo le pallide luci di ciò che cerco. l’odore delle lavanderie è lo stesso dagli anni sessanta. mia nonna mi tiene per mano, indosso un cappottino immacolato e scarpine blu notte lucide. comunque. infatti. è chiusa. chiusa. entusiasmo ed annesse fantasie infantili crollano. mi dirigo nuovamente verso nord. vado in tabaccheria, pur non avendone alcun bisogno. al Platano bevo un brancamenta servito nell’apposito bicchiere di pseudoghiaccio e mi viene in mente la vecchia pubblicità rai. associazione di idee: Petrus Boonekamp. il pugno di una corazza che nessuno ha mai visto. esco, mi siedo in macchina e guardo il sacchetto di vestiti che giace ancora lì. la loro vista mi dà noia, esco apposta per metterlo nel bagagliaio e mi risiedo, accendendomi una sigaretta. squilla il telefono, è lei, mia nonna. mi sento male, mi gira la testa. le dico che torno presto e lancio il telefono contro la portiera opposta, dove rimbalza in modo rassicurante per poi adagiarsi sul sedile. e mi chino e lo raccolgo e accendo la cannetta e faccio due tiri e mi rassegno. quasi quasi chiamo S. ma no, vado al supermercato, faccio la spesa e torno a casa. tanto è così. sono stonato, gli inconvenienti non mi sfiorano più. entro al supermercato e vado al piano di sopra, la cui temperatura, d’estate, è un sollievo non facilmente ottenibile altrove. decido di prendere il vino, mi giro e incontro S. ti stavo chiamando 10 minuti fa. ho l’impressione che mi abbia creduto.


FAUST MANIFESTO

Questo manifesto fu distribuitoQuesto manifesto fu distribuito durante il tour britannico del 1973   

 Questo manifesto fu distribuito durante il tour inglese dei Faust nel 1973   
 
SITUAZIONI
 
in preparazione: un pezzo da essere eseguito nel tempo, durante l’imminente tour inglese dei Faust. non tanto un’esperienza quanto una situazione. alla quale ognuno è altamente soggetto.
 
INFLUENZE
 
una lista chiamata ‘pertanto‘ nella quale appaiono voi e i Faust include anche il principio di Heisenberg, l’anti-materia, Hitler, la relatività, la cibernetica, il DNA, la teoria del gioco etc. “qualcosa è nell’aria”.
 
ASSURDE DECISIONI
 
questo è il tempo che amiamo. l’Assurdo è stato introdotto & fatto sedere al posto d’onore. questo è stato un tentativo di rendere l’assurdo impotente. è fallito. l’Assurdo, si è ora deciso, ha proprietà mediche, l’Assurdo, si è ora scoperto, decide! ma questo era ora, imparare a mangiare il tempo con le proprie orecchie, gustando ogni momento – distinto come un punto braille. come è localizzato il te che tu vedi come è. quella locazione è attirata verso la definizione attraverso l’ascolto di questa oltraggiosa cacofonia?
     questo è il tempo che noi amiamo. nel mezzo della Faust-musik il tempo rintocca come una bomba. al suo interno l’acre miccia dell’amore è spenta e riaccesa ancora e ancora! perché tutta questa stranezza? la risposta ha qualcosa a che fare con il pulire vetri per riflettere il tempo e l’amore. una riflessione non ha memoria. è questa la sua stranezza. ma non significa nulla.

 
NIENTE
 
i Faust hanno menzionato che nel lavorare come essi fanno nello spazio tra il concetto e la realizzazione in realtà essi non fanno niente.
ai Faust piacerebbe suonare per voi il suono di voi stessi che ascoltate.
      allora avremmo la coscienza
      allora potremmo parlare di alterare quella coscienza
      allora potremmo dimenticarci della musica.
      “cavità risuonanti di basso con bacchette di lana essi suonarono, lasciando che gli acuti stridori si coagulino in una fessura nella luna che suonarono.”   

 
 
 
 

 durante il tour britannico del 1973   
 
 
SITUAZIONI
 
In preparazione: un pezzo da essere eseguito nel tempo, durante l’imminente tour inglese dei Faust. non tanto un’esperienza quanto una situazione. alla quale ognuno è altamente esposto.
 
INFLUENZE
 
una lista chiamata ‘pertanto‘ nella quale appaiono voi e i Faust include anche il principio di Heisenberg, l’anti-materia, Hitler, la relatività, la cibernetica, il DNA, la teoria del gioco etc. “qualcosa è nell’aria”.
 
ASSURDE DECISIONI
 
questa è il tempo che amiamo. l’Assurdo è stato introdotto & fatto sedere al posto d’onore. questo è stato un tentativo di rendere l’assurdo impotente. è fallito. l’Assurdo, si è ora deciso, ha proprietà mediche, l’Assurdo, si è ora scoperto, decide! ma questo era ora, imparare a mangiare il tempo con le proprie orecchie, gustando ogni momento – distinto come un punto braille. come è localizzato il te che tu vedi come è. quella locazione è attirata verso la definizione attraverso l’ascolto di questa oltraggiosa cacofonia?
     questo è il tempo che noi amiamo. nel mezzo della Faust-musik il tempo rintocca come una bomba. al suo interno l’acre miccia dell’amore è spenta e riaccesa ancora e ancora! perché tutta questa stranezza? la risposta ha qualcosa a che fare con il pulire vetri per riflettere il tempo e l’amore. una riflessione non ha memoria. è questa la sua stranezza. ma non significa nulla.
 
NIENTE
 
i Faust hanno menzionato che nel lavorare come essi fanno nello spazio tra il concetto e la realizzazione in realtà essi non fanno niente.
ai Faust piacerebbe suonare per voi il suono di voi stessi che ascoltate.
      allora avremmo la coscienza
      allora potremmo parlare di alterare quella coscienza
      allora potremmo dimenticarci della musica.
      “cavità risuonanti di basso con bacchette di lana essi suonarono,
 lasciando che gli acuti stridori si coagulino in una fessura nella luna che suonarono.”    
 
 
Questo manifesto fu distribuito durante il tour britannico del 1973   
 
 
SITUAZIONI
 
In preparazione: un pezzo da essere eseguito nel tempo, durante l’imminente tour inglese dei Faust. non tanto un’esperienza quanto una situazione. alla quale ognuno è altamente esposto.
 
INFLUENZE
 
una lista chiamata ‘pertanto‘ nella quale appaiono voi e i Faust include anche il principio di Heisenberg, l’anti-materia, Hitler, la relatività, la cibernetica, il DNA, la teoria del gioco etc. “qualcosa è nell’aria”.
 
ASSURDE DECISIONI
 
questa è il tempo che amiamo. l’Assurdo è stato introdotto & fatto sedere al posto d’onore. questo è stato un tentativo di rendere l’assurdo impotente. è fallito. l’Assurdo, si è ora deciso, ha proprietà mediche, l’Assurdo, si è ora scoperto, decide! ma questo era ora, imparare a mangiare il tempo con le proprie orecchie, gustando ogni momento – distinto come un punto braille. come è localizzato il te che tu vedi come è. quella locazione è attirata verso la definizione attraverso l’ascolto di questa oltraggiosa cacofonia?
     questo è il tempo che noi amiamo. nel mezzo della Faust-musik il tempo rintocca come una bomba. al suo interno l’acre miccia dell’amore è spenta e riaccesa ancora e ancora! perché tutta questa stranezza? la risposta ha qualcosa a che fare con il pulire vetri per riflettere il tempo e l’amore. una riflessione non ha memoria. è questa la sua stranezza. ma non significa nulla.
 
NIENTE
 
i Faust hanno menzionato che nel lavorare come essi fanno nello spazio tra il concetto e la realizzazione in realtà essi non fanno niente.
ai Faust piacerebbe suonare per voi il suono di voi stessi che ascoltate.
      allora avremmo la coscienza
      allora potremmo parlare di alterare quella coscienza
      allora potremmo dimenticarci della musica.
      “cavità risuonanti di basso con bacchette di lana essi suonarono,
 lasciando che gli acuti stridori si coagulino in una fessura nella luna che suonarono.”    
 
 
 

HELDEN

Soundtrack: Heckler & Koch MP5


UNTITLED #1

ho fatto un giro da solo, breve, semitrapezoidale. camminando con aria presente. certo, ben presente nel suo mondo. (Lei). una delle cose più consistenti che ho fatto è stata quella di dirigermi verso il bar più vicino. no, non il solito. il muro delle mie abitudini sta ormai crollando. la sua protezione si sfalda: spigolosi strati di antracite sotto i colpi di una mazza. antracite. tagliente, fragile, come me. sì, il bar. uno qualunque. di solito cerco con cura uno spazio, un angolo ideale. per le mie letture, per i miei rimorsi. non stavolta. sto appoggiato al banco. mi lecco la punta di un dito facendo finta di mangiarmi le unghie (le sue mani). non mi preoccupo di osservare con diffidenza il barista mentre prepara maldestramente ciò che ho ordinato. risultato: uno spritz che mi osserva a disagio, poverino, attraverso un bicchiere così angusto da non consentire l’accesso a due pur striminziti cubetti di ghiaccio. la bevanda soffre, la osservo sudare. ne bevo rapidamente un sorso per farla stare più comoda. è calda (la sua saliva). il bancone è chiazzato d’acqua. si spera. prendo una sigaretta e la rigiro tra le dita. penso alla scena di Blow Up in cui Hemmings gioca con una moneta in modo simile. la batto sul Citizen dal quadrante grigio (i suoi polsi, fragili), notando il decadimento delle lancette - lo odiavo quell’orologio, alle medie. poi, abilmente, la rimetto dentro il pacchetto morbido riposto nella tasca destra del mio blazer. la precisione del gesto mi rassicura. la tentazione di accenderla mi turba. stramaledico, ancora, ancora, ancora i fautori della sciagurata legge antifumo. quei bei bar fumosi. i portacenere trasudanti cicche. la sporca sensualità di quelle macchiate di rossetto. non c’è aria condizionata, sopprimo quell’infelice spritz e faccio volontariamente rumore poggiando le sue spoglie sul banco. le mie spalle ascoltano sguardi su di me mentre esco (sento le sue, quando le massaggio piano, con la crema, senza farle male). quest’ultimo pensiero mi fa accelerare il passo. cammino nero, rasente. mai tranquillo. mai rilassato. di fianco a me scorrono mercerie polverose, tabaccai dove si gratta e si vince poco/mai, macabre macellerie, bar più belli di quello dove sono stato, suadenti farmacie, frutta che marcisce coperta da insetti, commesse dagli occhi a mandorla, chiassosi phone-center, officine bisunte, jeanserie troppo care, rosticcerie oleose, boutique troppo economiche. poi, finalmente, un delizioso semaforo. silente, metronomico, ombreggiato. rassicurante. faccio finta di ricevere una telefonata di modo da far scattare il verde – quindi tentenno ancora, rileggo dei messaggi, immaginando di essere Patrick Bateman che riceve essenziali aggiornamenti sull’indice Nikkei. attraverso simulando indifferenza nei confronti di chi mi osserva da dietro al volante. in realtà li scruto con occhi nascosti, maledicendoli tutti. per distrarmi, e per tenere in allenamento il mio disprezzo. sono ad un angolo di strada (il suo gomito, mentre scrive). ho perso l’orientamento. avevo fatto mente locale, calcolato l’opposto di tutti i cambi di direzione, come faccio sempre. ma poi, Dio mio, come mantenere il controllo dei miei pensieri? mi sfuggono, come lo stantuffo di un’estiva siringa tra le dita di un tossico troppo sudato per farsi con la calma necessaria (il calore che solo lei mi dà). quest’ultimo pensiero mi seda, improvvisamente. quasi li socchiudo. gli occhi. il panico e la conseguente ritrosia a chiedere informazioni sfumano, vedo un’insegna che ho notato ieri notte quando tornavamo in albergo.
 
and at the end realize that KnoWbody knows if it really happened…
 
Soundtrack: FAUST “Miss Fortune”   
 
 
 

IPSE DIXIT

There is no group more mythical than Faust

(Julian Cope)


THE COMMITTEE

uccellini. (quelli di Cirrus Minor?). la superficiale, incessante, fastidiosa prosopopea di chi guida. quella di un giovane di successo. accanto a lui il compresso, serafico fastidio dell’autostoppista che deve ascoltare. sensazione di soffocamento, dirà lui. un piccolo intoppo. campagna. perché non decapitarlo e ricucirgli la testa? forse funzionerà. e se non funzionerà la cosa giusta sarà fatta. “Thanks very much for the lift”. poi la riunione dell’indefinito, enigmatico Comitato. asettico, moderno, onnipotente. l’ansia, le scale. Il silenzio dei suoi pensieri. sentirsi in colpa esclusivamente per le conseguenze delle sue azioni. per la paura del giudizio. e non certo per le azioni in sé. più che giustificate, ammesso che ve ne sia bisogno. il pub. il racconto della ragazza improvvisamente abbandonata nella sua stanza, cosparsa di “female equipment, all inlaid with mother-of-pearl”. il party con le fiamme di Arthur Brown. e di nuovo paranoia, passi che echeggiano in un corridoio “Would you come and see me in my office, please?”. passi, porte, echi. finalmente la confessione. la motivazione. “that man, worrying about his car…in that car there was nothing, just talk…a man like that doesn’t think, he doesn’t really feel…the only thing to do is try to do things better….he’s inclosed in himself, he doesn’t care about other people…in that car I was suffocating……we’re hopeless, really….”. la cosa giusta, sì, è stata la cosa giusta.


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